Irene e Asja raccontano l'esperienza a Moscow (Idaho) con IUSVE e USAC

Al momento del colloquio per l’ammissione alla borsa di studio, non avremmo mai immaginato di partire insieme per la University of Idaho. A dire il vero, non lo abbiamo realizzato finché non abbiamo messo piede nel territorio statunitense.

La lontana America durante questi quattro mesi si è rivelata molto più vicina alla nostra realtà di quanto potessimo immaginare, benché gli spazi fossero immensi, così come le distanze.
Il campus in cui abbiamo trascorso quattro mesi si trova nella cittadina di Moscow (Idaho), una piccola realtà rurale. All’inizio, alla vista dei dormitori, siamo rimaste abbastanza sorprese, in quanto la vita di uno studente americano, sia lezioni che tempo libero, si svolge quasi completamente all’interno del campus, specialmente in questa zona abbastanza isolata rispetto alle grandi città.

Eppure, in un luogo così geograficamente ristretto, convivono studenti provenienti da ogni parte del mondo. Il clima che si respira è di positività e apertura, data la numerosa presenza di studenti internazionali. Gli abitanti di Moscow sono cordiali e disponibili e trattano tutti come se vivessero lì da sempre. Molto legati alle tradizioni, spesso si recano al rodeo nel vicino stato di Washington per godersi le gare di velocità in compagnia di tutta la famiglia. Ovviamente, i tradizionali hamburger non possono mai mancare. Prodotto tipico dell’Idaho sono anche i mirtilli, che vengono usati per preparare deliziosi French toast.

Questa università è un importantissimo centro culturale e di ricerca. Agli studenti vengono offerti corsi specifici e diversificati per ogni major (indirizzo di studi). Le strutture sono suddivise in tre aree principali: quella dove vivono gli studenti (Residence Halls e fraternities/sororities), gli edifici amministrativi e quelli dove si svolgono le lezioni, questi ultimi solitamente divisi a seconda delle major. All’interno del complesso universitario, gli studenti hanno a disposizione un’enorme palestra gratuita e totalmente equipaggiata e dei corsi tenuti da professionisti.
Lo sport ricopre un ruolo importantissimo, sia per quanto riguarda lo svago che come forma di socializzazione. I club sportivi e ricreativi (come quello di arte) sono gestiti da studenti e sono anch’essi gratuiti e solitamente a cadenza settimanale. Le università americane mostrano fieramente la loro identità ed i loro colori, attraverso gadget ed eventi a tema, ma soprattutto hanno una propria squadra di football (per noi gli Idaho Vandals) con il relativo inno di battaglia.

Grazie all’Outdoor Program Office (un’organizzazione di escursionisti che organizza uscite naturalistiche per studenti) abbiamo potuto vivere un indimenticabile weekend in campeggio sulla costa dell’Oregon. Lì le guide ci hanno insegnato a fare surf sull’oceano, nel mezzo di un paesaggio mozzafiato. La stessa organizzazione ci ha portate a fare rafting sul Salmon River, che attraversa tutto lo Stato.
Per le vacanze del Ringraziamento, un nostro amico americano ha ospitato noi e altre tre studentesse a Seattle, una metropoli vibrante e moderna, ricca di storia, specialmente per quanto riguarda la cultura pop e la musica grunge. Durante questo soggiorno abbiamo legato molto tra di noi e questo ha dato una svolta decisiva all’andamento dell’esperienza.

Per quanto riguarda i corsi frequentati, studiare in lingua si è rivelato complesso, ma allo stesso tempo ci ha rese più elastiche nell’apprendimento. A differenza delle università italiane, in America non esistono le sessioni d’esame, ma gli alunni vengono testati costantemente tramite quiz e test settimanali. La biblioteca era il nostro luogo d’incontro preferito, dove insieme agli altri studenti ci supportavamo tra un caffè el’altro. Finita la sessione di studio, passavamo tutti insieme un’ora in palestra per distrarci e mantenerci fisicamente attivi.

Noi due abbiamo stretto amicizia con un gruppo di studenti internazionali incontrati durante la prima settimana di orientamento. Ogni volta che uscivamo in compagnia, gli studenti americani si incuriosivano: sebbene gli USA siano una nazione multiculturale, non era normale in Idaho vedere due italiane, un’inglese, una tedesca e due russi nella stessa compagnia durante l’arco di una sera!
Ciò che ci ha fatto unire in modo particolare sono state proprio le differenze tra i nostri Paesi di origine, che
la University of Idaho promuove costantemente come valore aggiunto. In un certo senso, eravamo tutti legati dall’essere diversi.

Specialmente dal punto di vista emotivo, questo semestre all’estero è riassumibile con una parola: opportunità. L’opportunità di mettersi in gioco, di sperimentare, di creare nuovi legami e di scoprire dei lati di noi che non conoscevamo prima di arrivare in Idaho. Abbiamo creato delle amicizie profonde che speriamo di mantenere in futuro, per ritrovarci un giorno tutti insieme in Europa.
Spesso è solo in un ambiente estraneo che ci si rende conto di quanto, in realtà, tutti gli studenti del mondo abbiano lo stesso modo di pensare, aperto e disponibile a condividere dei momenti insieme, senza distinzione di provenienza. Il clima privo di discriminazione o pregiudizi è perfetto per chiunque voglia aprire le proprie vedute e godersi un’esperienza diversa ed arricchente.

Ancora grazie allo IUSVE per questa bellissima opportunità di crescita che ci è stata data e all’associazione USAC che ci ha accompagnate in questo viaggio.

Irene Minute e Asja Ferronato

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