La studentessa Giorgia Scalchi ci racconta la sua esperienza all’Universidad ORT a Montevideo in Uruguay

La collaborazione tra IUSVE e USAC ha permesso di attivare delle borse di studio per gli studenti meritevoli che vogliono mettersi alla prova e passare un periodo di studio all’estero, in una delle università partner di USAC. Molte sono le destinazioni nel mondo, tra queste c’è l’Universidad ORT a Montevideo in Uruguay. È stata la scelta di Giorgia Scalchi, studentessa di Licenza/Laurea magistrale in Creatività e design della comunicazione. In questo articolo Giorgia ci racconta la sua esperienza.

“Life starts at the end of your comfort zone”. Questa frase ha accompagnato la mia vita negli ultimi anni e mi ha sempre spronata e incentivata a mettermi in gioco e spingermi oltre a quelle barriere immaginarie che chiamiamo limiti.
Ma la vita, davvero comincia alla fine del nostro porto sicuro? Finora abbiamo vissuto davvero o ci siamo adagiati alla routine di tutti i giorni?
Era da tempo ormai che speravo di poter svolgere il mio tirocinio all’estero, perché si sa, viaggiare apre la mente, rende le persone più indipendenti e autonome e allo stesso tempo in grado di adattarsi alle situazioni più svariate. Così quando a luglio dello scorso anno ho letto il bando messo a disposizione da IUSVE e USAC per studiare un semestre all’estero, il minimo che potevo fare era buttarmi, provarci.
È successo tutto molto in fretta: una volta stampati i documenti e discusso con i miei genitori di questa possibilità, ho inviato tutto il necessario per partecipare al colloquio e poter accedere alla borsa. “C’è solo un posto disponibile, non mi prenderanno mai. Tranquilla mamma che non ti scappo dall’altra parte del mondo”. Il 24 gennaio 2018 ero su un volo per Montevideo, Uruguay. Il primo periodo non è stato facile, per moltissime ragioni, una delle quali era legata al fatto che di spagnolo non sapevo nulla di nulla. “Massì, lo spagnolo è come l’italiano” dicevano, “ci aggiungi la S alla fine delle parole e ti capiscono subito”. Primo giorno, in fila al supermercato, ho lasciato il bancomat a casa e non avevo abbastanza soldi per pagare la spesa. Ci ho provato ad aggiungere S di qua e di là, ma ne era uscita una brutta versione del dialetto veneto e per fortuna le persone lì sono incredibilmente gentili e disponibili e se possono aiutare, Aiutano.

“Tranquilo” e “Hakuna Matata” sono stili di vita. Una delle cose che mi sono portata a casa è senz’altro questo. Modi di dire che spesso qui da noi vengono fraintesi e travisati in mancanza di volontà, irresponsabilità o superficialità. Trovo difficile spiegare con parole mie questi due concetti, quindi per farlo, cito Italo Calvino:
“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
E di macigni sul cuore per un po’ davvero non ne ho avuti! La prospettiva attraverso cui guardiamo i nostri problemi, spesso è la chiave per poterli risolvere. Talvolta prendere e partire, non significa scappare, ma crescere e tornare più ricchi, e dopo l’Uruguay, è così che mi sento.

Durante il mio percorso ho incontrato persone straordinarie, partendo dagli insegnanti fino ad alcuni compagni di classe, diventati compagni di avventure. Ho impiegato il mio tempo seguendo diversi corsi all’università che non erano strettamente collegati con il mio percorso di studi in Creatività e Design della Comunicazione allo IUSVE, ma che comunque mi hanno dato tanto e di cui ho fatto tesoro. Il corso di spagnolo si è rivelato utile fin da subito per farmi sopravvivere in un paese straniero ed evitare di aggiungere le famose S alla fine delle parole. Le lezioni di Woman’s Activism mi hanno aperto gli occhi su realtà sociali vicine e lontane a me in cui la donna si trova. Musica y Cultura uruguaya mi ha permesso di analizzare in modo critico e oggettivo una società attraverso la sua musica e cultura. Grazie al programma organizzato da USAC ho potuto prendere parte anche a corsi di danza tipici dell’America meridionale, perché se non impari un minimo di samba, salsa o merenghe, non puoi dire di aver fatto tua la cultura di quella magnifica terra. Sempre il programma ha messo a disposizione delle uscite organizzate presso alcune delle cantine vitivinicole più famose dell’Uruguay, dove ho potuto gustare vini deliziosi e avvicinarmi di più agli altri ragazzi del programma che provenivano dagli Stati Uniti.

Ho conosciuto persone da ogni dove: studenti, lavoratori, viaggiatori e sognatori. Ognuno di loro era un piccolo mondo e la bellezza del viaggio sta anche in questo, conoscere mondi nuovi. Ho visto posti, che se chiudo gli occhi in questo preciso instante, riescono ancora a far risvegliare in me quel mix di stupore, pace o adrenalina che ho provato mentre ero lì. Ho imparato ad ascoltarmi nella solitudine e ad ascoltare gli altri nella condivisione. Ho provato l’indipendenza e la dipendenza da quest’ultima e nonostante abbia visto, conosciuto e vissuto realtà nuove e mondi diversi, la verità più grande l’ho ritrovata in me.

A scommettere su sé stessi non si perde mai, perché mal che vada si è tentato e questo non sarà mai un fallimento.