Chiamateci, stupiteci, corrompeteci con la vostra fantasia

È la parte bella di questo mestiere: si chiama speranza. E gli occhi dei ragazzi quel giorno ne erano carichi. La comunicazione è un mestiere strano: non è vero che lo possono fare tutti, nonostante si continui a dire e a fare il contrario. Per questo vedere i ragazzi presentare i loro progetti, sentirne la tensione palpabile osservando quelle dita tese, talvolta bianche di ansia e di nervosismo, avvertire la loro speranza di... vincere. Vincere perché in questo sistema messo a punto dallo IUSVE finalmente non ci nascondiamo dietro falsi moralismo della serie “l’importante è partecipare”. Certo, l’importante è partecipare, ma vincere è un’altra cosa. E lo sanno i ragazzi, belli, freschi, impegnati, carichi, ma in un clima di gioia (nel senso letterale della parola), serio e al contempo solare. Ecco, dicevo, bella questa giornata, e belli loro, i loro progetti, dove mi è capitato di stupirmi, e mi capita ormai di rado tanto sono conformati i lavori della comunicazione di oggi... e invece no. Certo alcune banalità si sono scorte anche su questi lidi, ma immagino sia una questione di logica statistica. La parte più bella? Loro, i ragazzi, che credono nella comunicazione, che aspettano noi, le aziende, che aspettiamo loro. C’è un muro tra noi e loro, che si chiama la dura realtà. E allora bello lo IUSVE che li abitua a parlare con noi, a vestirsi adeguatamente, a capire già da piccoli il mondo dei grandi. Bravi. Così si fa. E noi, aziende, vi aspettiamo. Chiamateci, stupiteci, corrompeteci con la vostra fantasia. Sperare è difficile. Lo diceva Charles Peguy. Ma é la speranza la parte più bella di voi.