Creare è crederci

Creare. Con questo verbo senza soggetto, si potrebbe riassumere tutta quanta la giornata che ho vissuto sabato 26 settembre allo IUSVE, in qualità di giudice al concorso di grafica de “Le idee non dormono mai”. Mi sono ritrovato in un ambiente che amo e ho sempre amato, l’università, circondato da ragazzi giovanissimi dai 19 ai 22 anni al massimo, agitati e insieme ansiosi di mettersi alla prova e presentare i loro lavori.

Sono state giornate e nottate di cili quelle precedenti il concorso, così mi hanno detto i loro professori e così immaginavo i loro pensieri carichi di emozioni probabilmente contrastanti, dalla paura alla gioia passando all’ansia e da un pizzico di freddo cinismo forzato per tenere a bada tutto quanto. Tante idee, tanti studenti e tanto creare quindi, perché anche se c’erano dei committenti che avevano dato dei brief precisi su cosa volessero che venisse fatto, è anche vero che si trattava di sperimentare e come succede nella vita fuori dall’università non sai mai se piacerà o meno ciò che presenti.
Tante idee, tanti studenti e tanto creare, perché quando lavori con i tuoi amici e compagni di corso, crei dei gruppi di lavoro e inizi a pensare, è li che scoppiano bombe di serendipità o assoluti deserti creativi ma intanto il tempo scorre, i professori ti stanno addosso e tu pensi che vuoi dare il massimo comunque, quindi o vai avanti o vai avanti. Soprattutto pensi ai tuoi sogni, anche sogni di gloria perché no, e a vent’anni in un concorso della tua università con aziende vere e giudici professionisti, vuoi davvero fare bella figura, per tanti motivi ma forse il più importante dei quali è la passione istintiva, quella stessa che è arrivata o che già c’era prima di dedicare gli studi alla grafica.

Per me alla fine di tante idee, tanti studenti e tanto creare non è rimasto un unico soggetto a dare senso all’esperienza ma una pluralità di persone che si sono cimentate con professionalità ma soprattutto personalità ad una sfida che comunque sia andata hanno vinto perché hanno creato le loro idee. Hanno fatto una cosa che nella vita non è mai facile fare, sono riusciti a tradurre i pensieri in azioni e le azioni in artefatti o progetti, il tutto dovendo interpretare i desideri di altre persone, i committenti. Questo l’hanno fatto con la loro personalità, che già a vederli da dietro l’ intimidatoria cattedra del giudice è stato evidente quanto e in che modo uscisse fuori a dire: “Io ci sono comunque vada e ho fatto questo insieme ai miei colleghi, vorremmo vincere ma comunque vada eccola qua, questo siamo noi”.
Questo creare e queste personalità che ho avuto il grande piacere di osservare, sono ciò che più mi è rimasto del concorso, dovendo parafrasare queste due parole, direi che ho visto creare idee da delle personalità e ho visto creare, ho visto idee e ho visto personalità.
Avrei voluto parlare di più con loro per sapere com’era andato tutto il lavoro precedente al giorno della presentazione e che noi giudici non abbiamo potuto vedere.

Tuttavia sono stato molto felice di quello che ho visto perché li ho salutati consapevole del fatto di avere davanti a me persone che hanno creduto e continueranno a credere in ciò che faranno, forse consapevoli che nessuno sa in anticipo se il proprio lavoro funzionerà o meno ma essere convinti è la differenza tra chi ci prova e chi ci prova per riuscire. Sono tutte scommesse e allora tanto vale scommettere al rialzo.
Bravi ragazzi!