Edoardo Baviera racconta la sua esperienza in Cile

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Sembra l’altro ieri che ho vinto la borsa di studio USAC, in realtà sono passati quasi 2 anni e mezzo: era esattamente il 25 Febbraio 2020. È successo letteralmente di tutto in questi 2 anni. Ero al primo anno e si vociferava qualcosa su un virus misterioso dalla Cina proprio in quei giorni.
Tra vari rinvii e dubbi sulla partenza alla fine, il 5 Gennaio 2022 sono partito per Santiago del Cile. Pochi giorni prima ho scoperto dove avrei vissuto durante quei 4 mesi:  Livinnx Santiago, una residenza di studenti.

Dopo un volo di 16 ore sono arrivato nella Capitale.
Al Liceo ho studiato spagnolo, oltre inglese e russo, ma dopo qualche anno senza praticarlo mi ci sono volute un paio di settimane per riprenderlo.
Tra l'altro un fatto curioso è che in Sud America le persone dicono “quando sai il cileno sai lo spagnolo alla perfezione”: il cileno è molto più difficile, in quanto le persone parlano molto più velocemente e utilizzano dei “chileinismos” per riferirsi a determinate parole che sono alla base di qualsiasi conversazione.
All’università ho frequentato il corso di “Business ethics and corporate social responsibility in Latin America” e “Spagnolo avanzato”. I due corsi mi hanno permesso di perfezionare sia l’inglese, con termini tecnici legati al business, che lo spagnolo. Essendo l’unico italiano in un gruppo di statunitensi, avevo sicuramente abitudini diverse  ma mi sono adattato fin da subito, anche perché eravamo solo in undici.

Per quanto riguarda la quotidianità era da un lato simile a quella italiana, dall’altro diversa.
Vivendo nella Capitale, nel centro esatto della città, vicino a Palacio de la Moneda potevo vedere delle realtà sociali differenti, perché mentre in Italia i benestanti vivono in centro alle città, lì è il contrario: chi vive nel centro ha uno stipendio medio basso, e a volte anche molto basso in certe zone. Per questo motivo ci hanno indicato zone da frequentare e altre no. Per chi non lo sapesse, a fine 2019 in Cile c’è stato “Estallido Social”, in cui le proteste stavano per far scoppiare  una guerra civile.
Quando sono arrivato lì era estate, quindi le proteste erano poche.  Poi, con il cambio del presidente, sono aumentate di nuovo. Essendo fotografo, mi è piaciuto molto fotografare le proteste (ovviamente ero ben distante con un teleobiettivo da fotografia sportiva), perché riuscivo a respirare quella che era la realtà del momento. Alla fine però queste poteste si tenevano solo il venerdì sera in una determinata zona quindi, come in qualsiasi grande città, bisognava stare attenti.
I cileni hanno un modo di vivere tutto loro: vogliono essere un po’ statunitensi, un po’ europei. Questo è sicuramente positivo perché  chiunque vada in Cile si può sentire a casa frequentando determinare zone o locali.

Ciò che sicuramente non scorderò mai  sono i paesaggi. Sono stato sia al nord che al sud del Cile, ed è sorprendente quanto il territorio cambi da una regione all’altra.
Con i suoi paesaggi unici, il Cile rimarrà per sempre nel mio cuore.

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