Less is more

Non mi piace essere giudice, preferisco essere un tutore che accompagna in un percorso ed avere tempo per capire, conoscere e, perché no, anche imparare da una singola esperienza, da un singolo progetto.
Appena arrivato, salendo le scale e percorrendo il corridoio dove gli studenti finivano di preparare le presentazioni, si coglieva nell’aria l’attesa, la tensione, l’aspettativa che prima di ogni esame si respira nell’ambiente come l’aroma del caffè alla mattina.
Mentre lo scorrere del tempo andava di pari passo con lo svolgersi delle presentazioni, con gli altri giurati si è creato subito un buon clima, direi attento. La giornata alla fine si è rivelata molto interessante. I ragazzi, giovani e inesperti, hanno dimostrato un elevato grado di interesse e di attenzione.
Lo svolgimento dei lavori in alcuni casi ha toccato un livello molto buono.

Le miei impressioni generali sono perciò positive. Esprimo però alcune considerazioni che, credo, possano offrire anche uno spunto utile ai futuri corsi di formazione.
In primo luogo, la progettazione e la costruzione delle gabbie per l’impaginazione ha portato quasi tutti i gruppi a costruirsi vere e proprie barriere creative. Nello svolgere il compito assegnato, tali barriere hanno portato a un blocco del progetto che, in alcuni casi, ha ricordato dei prodotti degli anni ottanta. Penso sia importante organizzare una pagina costruendo una gabbia, ma poi bisogna essere in grado di lavorare liberamente al suo interno. Occorre infatti mantenere pochi ma buoni punti saldi, al fine di rendere visibile la struttura di fondo lasciando però del “bianco” per fare riposare lo sguardo o per indirizzarlo dove si vuole.

In secondo luogo, l’utilizzo di troppi caratteri tipogra ci simultaneamente – a volte accostando tipi che non dialogano tra loro, altre volte intervenendo nella loro costruzione e nella modi ca della separazione tra lettere, come nelle famiglie monospaziate, ne ha alterata la stessa natura.
Mi piace ricordare il motto di Mies van der Rohe “Less is more”, letteralmente “poco è più”; credo che faccia proprio al caso nostro. La ricerca insistita e forzata di un carattere – soprattutto all’inizio del proprio percorso di studi, quando non si ha un buon grado di conoscenza tipogra ca – è solo una complicazione progettuale.
Sarebbe più opportuno, a mio avviso, cominciare dal fare esperienza, utilizzando anche solo una famiglia di caratteri per tipologia (bastone, graziato, egizio, monospaziato...), in modo tale da imparare a utilizzare al meglio le caratteristiche del disegno di ogni singola lettera, per poi comporre al meglio, in futuro, anche caratteri più innovativi e complicati.